Fino a qualche anno fa, gestire l'imposta sulle vendite ecommerce era relativamente semplice: pagavi le tasse solo nel Paese in cui la tua azienda aveva la sede fisica. Ma oggi la situazione è cambiata. In Italia e in tutta l'Unione Europea, le normative fiscali si sono evolute per adattarsi alla crescita del settore ecommerce, imponendo regole più stringenti per la gestione dell'IVA e degli obblighi fiscali.
Se vendi prodotti online, devi sapere quando e come applicare l'IVA, quali regimi fiscali sono disponibili e quali sono gli obblighi a cui devi adempiere per essere in regola con il fisco. Se non dichiari correttamente le vendite online potresti incorrere in sanzioni e problemi amministrativi che rischiano di compromettere la crescita del tuo business.
Questa guida ti aiuterà a capire tutto ciò che devi sapere per gestire l'imposta sulle vendite ecommerce in modo chiaro e conforme alle normative, quali tasse devi pagare, come funziona l'IVA e quali best practice adottare per gestire al meglio la fiscalità del tuo negozio online.
Cos'è l'IVA e come si applica all'ecommerce
Negli Stati Uniti, la "sales tax" è un tributo applicato sulle transazioni commerciali a livello statale e locale.
In Italia, non esiste un'imposta sulle vendite in senso stretto.
Quando si parla di imposta sulle vendite ecommerce in Italia, ci si riferisce di fatto all'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) e alle sue modalità di applicazione nelle vendite online.
L'IVA è un'imposta indiretta che si applica sulla cessione di beni e viene riscossa in ogni fase della filiera produttiva. Nell'ambito dell'ecommerce, questo tributo si applica alle vendite di prodotti e servizi effettuate online che hanno come destinatari sia i consumatori finali (B2C) che altre imprese (B2B).
Per le vendite in Italia, l'IVA è generalmente dovuta nel Paese in cui avviene la consegna del bene o la fruizione del servizio, indipendentemente dal fatto che l'acquirente sia una persona fisica (vendite B2C) o un'altra azienda titolare di partita IVA (vendite B2B).
L'aliquota IVA standard in Italia è del 22% per la maggior parte dei prodotti. Esistono però aliquote ridotte per specifici beni e servizi:
- 10% per prodotti alimentari, farmaci non di base, servizi turistici
- 4% per libri, giornali, dispositivi per persone con disabilità
Per le vendite B2B all'interno dell'Unione Europea, invece, si applica il meccanismo del reverse charge. In questo caso, l'acquirente, se titolare di una partita IVA valida, è responsabile dell'autoliquidazione dell'IVA. È quindi fondamentale verificare la validità della partita IVA del cliente tramite il sistema VIES per applicare correttamente questa procedura.
Perché è importante gestire correttamente l’imposta sulle vendite ecommerce
Gestire correttamente l'imposta sulle vendite ecommerce non è solo un obbligo legale, ma una necessità per garantire il successo e la stabilità della tua attività. Un errore nella gestione dell'IVA o la mancata dichiarazione delle imposte può portare a sanzioni fiscali e blocchi operativi, oltre a danneggiare la reputazione del tuo brand.
Inoltre, una gestione fiscale inefficace può compromettere la tua pianificazione finanziaria: se non calcoli correttamente le tasse dovute, potresti trovarti di fronte a debiti fiscali imprevisti che impattano sul flusso di cassa della tua azienda.
Le normative fiscali italiane ed europee sull'ecommerce sono complesse e in continua evoluzione. Per questo motivo è essenziale adottare un approccio proattivo, così da evitare errori e mantenere il tuo business conforme alle leggi vigenti.
Leggi anche: Contabilità dell'ecommerce: guida completa per le piccole attività
Vendite ecommerce intra-UE ed extra-UE
Se con il tuo ecommerce vendi prodotti in Italia, ma vorresti iniziare a vendere all'estero, devi conoscere le differenze fiscali tra vendite intra-UE (all'interno dell'Unione Europea) ed extra-UE.
Vendite intra-UE: OSS e IVA del Paese di destinazione
Con il sistema One Stop Shop (OSS), in vigore dal 1° luglio 2021, le imprese ecommerce devono applicare l'IVA del Paese in cui il cliente finale è residente se superano la soglia annua di 10.000 euro di vendite intra-UE.
Se non superi questa soglia, puoi applicare l'IVA italiana sulle vendite.
Superato il limite, devi registrarti all'OSS e versare l'IVA ai diversi stati membri tramite un'unica dichiarazione inviata all'Agenzia delle Entrate italiana. In questo modo il regime One Stop Shop semplifica gli obblighi IVA per le vendite intracomunitarie, evitando la necessità di registrarsi ai fini IVA in ciascun Paese di destinazione.
Geoblocking e vendite intracomunitarie
Con l'entrata in vigore del Regolamento (UE) 2018/302, il geoblocking ingiustificato è stato eliminato all'interno dell'Unione Europea. Ciò significa che i commercianti online non possono più discriminare i clienti in base a nazionalità o luogo di residenza, offrendo a tutti i consumatori dell'UE le stesse condizioni di accesso a beni e servizi. Questo provvedimento ha un impatto anche sulla gestione dell'IVA: se vendi a clienti in diversi Paesi UE, devi assicurarti di applicare correttamente l'IVA del Paese di destinazione (se superi la soglia OSS di 10.000 euro annui). Adeguarti a queste normative non serve solo a evitare sanzioni, ma ti permette di espandere le vendite a livello europeo senza limitazioni.
Vendite extra-UE: esenti da IVA, ma con dazi doganali
Le vendite a clienti che non risiedono nei paesi membri dell’Unione Europea sono esenti da IVA, ma il destinatario potrebbe essere soggetto all’obbligo di pagare dazi doganali e imposte di importazione nel proprio Paese. È importante informare l'acquirente di questi eventuali costi aggiuntivi per evitare problemi e richieste di reso.
Alcuni Paesi prevedono soglie minime sotto le quali non vengono applicati dazi (ad esempio, in Australia il limite è di 1000 dollari per ordine), mentre altri impongono tassazioni indipendentemente dal valore della merce. A partire dal 29 agosto 2025, negli Stati Uniti non esiste più la soglia minima di 800 dollari per ottenere l’esenzione dal pagamento dei dazi.
A novembre 2025, l’Unione Europea ha deciso di eliminare l’esenzione dal pagamento dei dazi, che in precedenza si applicava agli ordini di valore uguale o inferiore a 150 euro. In parallelo, si sta facendo strada l’ipotesi di introdurre una tassa di 2 euro per pacco.
6 best practice fiscali per il tuo ecommerce
- Mantieni una contabilità chiara e aggiornata
- Automatizza la gestione dell'IVA
- Controlla le soglie di fatturato per le vendite intra-UE
- Conserva le fatture e i documenti fiscali
- Chiedi una consulenza fiscale specializzata in ecommerce
- Pianifica i pagamenti fiscali
Una gestione fiscale efficace non si limita al pagamento delle imposte dovute: è un processo che coinvolge la pianificazione, il monitoraggio e l'adozione di strumenti adeguati a garantire che ogni aspetto fiscale venga gestito correttamente. Ecco alcune best practice fondamentali per gli ecommerce.
Mantieni una contabilità chiara e aggiornata
Tenere traccia di ogni transazione è essenziale per una gestione fiscale efficace. Registra accuratamente ogni vendita, reso o rimborso, così potrai facilmente dichiarare le imposte e rispondere a eventuali controlli fiscali.
Automatizza la gestione dell'IVA
Utilizzare software di contabilità o integrazioni fiscali nei principali CMS di ecommerce (come Shopify Tax) ti permette di calcolare automaticamente l'IVA in base al Paese di destinazione dell'acquirente. In questo modo riduci il rischio di errori e semplifichi la dichiarazione fiscale. Sullo Shopify App Store potrai trovare numerose app di contabilità che ti aiutano a tenere sotto controllo le finanze del tuo negozio.
Controlla le soglie di fatturato per le vendite intra-UE
Se vendi a clienti in altri Paesi dell'Unione Europea, devi monitorare attentamente le soglie di vendita. Superata la soglia dei 10.000€ annui di vendite intra-UE, dovrai aderire al regime OSS (One Stop Shop) e applicare l'IVA del Paese di destinazione, il che significa che potresti dover gestire più aliquote differenti.
Conserva le fatture e i documenti fiscali
Le autorità fiscali richiedono che le aziende ecommerce conservino le fatture e i documenti contabili per almeno 10 anni. Fornire tutta la documentazione necessaria in caso di controlli ti evita il rischio di ricevere sanzioni.
Chiedi una consulenza fiscale specializzata in ecommerce
La normativa fiscale cambia frequentemente, ed è alto il rischio che tu commetta errori se non sei al passo con le novità. Collaborare con una persona esperta in fiscalità che conosce bene il mondo ecommerce ti aiuterà a rimanere conforme alle leggi e a ottimizzare la gestione fiscale del tuo business.
Pianifica i pagamenti fiscali
Avere un'idea chiara delle imposte dovute ti permette di evitare sorprese e di avere sempre sotto controllo il flusso di cassa della tua azienda.
Come gestire l'imposta sulle vendite ecommerce in caso di resi e rimborsi
I resi e i rimborsi sono componenti tradizionali delle vendite online e possono avere un impatto significativo sulla contabilità e sull'IVA. Ecco gli aspetti da considerare per gestirli correttamente.
IVA e rimborsi in Italia
Se l'acquirente chiede un rimborso per un acquisto effettuato, è possibile recuperare l'IVA precedentemente versata. Per farlo, è necessario registrare il rimborso emettendo una nota di credito, che annulla la fattura originale e permette di correggere l'IVA versata.
Resi e regime OSS
Se hai venduto un prodotto in un altro Paese UE e hai dichiarato l'IVA tramite il regime One Stop Shop (OSS), il rimborso deve essere registrato e riportato nella dichiarazione OSS successiva per ottenere il rimborso dell'IVA versata.
Sia per i rimborsi in Italia che per quelli in regime OSS, l'IVA deve essere rettificata nello stesso periodo fiscale in cui è stato effettuato il rimborso. È importante monitorare i resi e aggiornarli tempestivamente nei registri contabili. Puoi affidarti ai principali software di contabilità per gestire automaticamente i rimborsi e le note di credito, riducendo il rischio di errori e semplificando il processo di dichiarazione fiscale.
Regimi fiscali per l'ecommerce in Italia
In Italia, chi avvia un'attività di ecommerce può scegliere tra due principali regimi fiscali: il regime forfettario, destinato alle piccole imprese con fatturati ridotti, e il regime ordinario, che si applica a chi supera una determinata soglia di ricavi o ha una struttura aziendale più complessa.
Regime forfettario
Il regime forfettario è stato introdotto per semplificare la fiscalità delle piccole imprese e prevede un sistema di tassazione agevolata. È riservato alle aziende con un fatturato annuo inferiore a 85.000 euro e offre diversi vantaggi:
- Tassazione ridotta - si applica un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività.
- Esenzione IVA - chi opera in regime forfettario non applica l'IVA sulle vendite e non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione IVA periodica.
- Semplificazioni contabili - non è obbligatorio tenere le scritture contabili, ma solo emettere fatture elettroniche e trasmetterle allo SDI (Sistema di Interscambio) tramite apposite piattaforme software per la fatturazione elettronica.
Il regime forfettario ha però anche alcune limitazioni: non è possibile detrarre l'IVA sugli acquisti e alcune spese aziendali non sono completamente deducibili. Valuta attentamente se questo regime è conveniente per la tua attività ecommerce.
Regime ordinario
Il regime ordinario si applica alle imprese che superano i limiti di ricavi previsti per il regime forfettario o che scelgono volontariamente di aderirvi.
Le principali caratteristiche di questo regime sono:
- Obbligo di applicare l'IVA su tutte le vendite, con dichiarazione e versamento periodico.
- Possibilità di detrarre l'IVA sugli acquisti e sulle spese aziendali.
- Contabilità più complessa, con obbligo di tenere registri contabili dettagliati e di presentare dichiarazioni fiscali periodiche.
Il regime ordinario è più adatto a chi ha un volume d'affari elevato o spese consistenti, in quanto la detrazione dell'IVA può rappresentare un vantaggio significativo.
Obblighi fiscali per i venditori online
- Apri la partita IVA
- Registra la tua attività al Registro delle Imprese
- Invia le fatture con un software di fatturazione elettronica
- Dichiara e versa l'IVA
Gestire un ecommerce comporta diversi obblighi fiscali che devi rispettare per operare legalmente in Italia. Ecco i principali.
Apri la partita IVA
Se vendi prodotti online in modo continuativo, devi aprire una partita IVA. La vendita occasionale, limitata a poche transazioni nell’arco di un anno, potrebbe non richiederla, ma appena l'attività diventa abituale, scatta l'obbligo fiscale.
Al momento dell'apertura della partita IVA, devi scegliere il codice ATECO più adatto alla tua attività. A partire dall’1 aprile 2025, non esiste più un codice ATECO specifico per il commercio elettronico al dettaglio, ma dovrai sceglierlo in base alla tipologia di articoli che vendi. Se per esempio vendi abbigliamento, puoi utilizzare il navigatore ATECO 2025 per scoprire qual è il codice applicabile alla tua attività.
Registra la tua attività al Registro delle Imprese
Oltre ad aprire la partita IVA, devi iscriverti al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio della tua provincia di residenza. Questa iscrizione è obbligatoria per chi svolge attività commerciali e consente di ottenere il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio, utile per partecipare a bandi, ottenere finanziamenti e dimostrare la regolarità fiscale della tua attività.
Invia le fatture con un software di fatturazione elettronica
Dal 1° gennaio 2024, anche le imprese in regime forfettario hanno l’obbligo di emettere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (SdI) dell'Agenzia delle Entrate. Questa regola riguarda tutti i titolari di partita IVA, indipendentemente dal regime fiscale adottato.
Le fatture elettroniche devono essere conservate digitalmente per 10 anni e devono riportare informazioni dettagliate sulle transazioni effettuate.
Dichiara e versa l'IVA
Se operi in regime ordinario o se hai effettuato l'iscrizione al regime OSS per le vendite intracomunitarie, devi dichiarare e versare l'IVA periodicamente. I versamenti possono essere mensili o trimestrali, in base al volume d'affari:
- Dichiarazione IVA mensile: obbligatoria per ecommerce con un volume d'affari annuo superiore a 700.000 euro. L'IVA deve essere versata entro il 16 del mese successivo alla chiusura del periodo di riferimento.
- Dichiarazione IVA trimestrale: è un'opzione riservata ai soggetti con volume d'affari inferiore a 500.000 euro per chi eroga servizi e 800.000 euro per chi esercita in altri ambiti.
Indipendentemente dalla periodicità, la dichiarazione IVA annuale va presentata entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello di riferimento.
Passaggi pratici per la dichiarazione dell'IVA
Ecco i principali passaggi da seguire per dichiarare e versare correttamente l'IVA per il tuo ecommerce:
- Calcolo dell'IVA dovuta: sottrai l'IVA sugli acquisti (IVA a credito) dall'IVA sulle vendite (IVA a debito). Se l'importo risultante è positivo, devi versarlo all'Agenzia delle Entrate. Se è negativo, puoi compensarlo nei periodi successivi.
- Compilazione della comunicazione IVA periodica: deve essere inviata tramite il portale dell'Agenzia delle Entrate o con il supporto di una persona esperta in materia di fiscalità.
- Pagamento dell'IVA: avviene tramite modello F24, indicando i codici tributo corrispondenti (ad esempio, "6001" per gennaio, "6002" per febbraio, ecc.). Il pagamento può essere effettuato tramite home banking, sportelli bancari o il sito dell'Agenzia delle Entrate.
- Monitoraggio e correzione di eventuali errori: se ti accorgi di aver commesso un errore, puoi correggerlo con il ravvedimento operoso, un meccanismo che consente di correggere le irregolarità pagando una sanzione ridotta.
Sanzioni e conseguenze per la mancata conformità fiscale
- Sanzioni per la mancata dichiarazione dell’IVA
- Rischi per chi non si adegua al regime OSS
- Chiusura forzata dell’attività e responsabilità penali
- Problemi con i marketplace
Non rispettare gli obblighi fiscali può portare a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, può comportare anche conseguenze legali per il tuo ecommerce.
Sanzioni per la mancata dichiarazione dell'IVA
Se non dichiari l'IVA dovuta, rischi una multa pari al 120% - 240% dell'imposta evasa. Se il ritardo è lieve, le sanzioni possono essere ridotte con il ravvedimento operoso.
Rischi per chi non si adegua al regime OSS
Se superi i 10.000 euro di vendite intra-UE senza registrarti all'OSS e senza applicare l'IVA estera, potresti ricevere controlli e sanzioni nel Paese in cui hai venduto i tuoi prodotti.
Chiusura forzata dell'attività e responsabilità penali
L'Agenzia delle Entrate può effettuare controlli e, in caso di gravi irregolarità, disporre la chiusura dell'attività. Se l'evasione supera una certa soglia, può configurarsi come reato penale fiscale.
Problemi con i marketplace
Piattaforme come Amazon o eBay possono sospendere il tuo account se non dimostri di essere fiscalmente in regola.
Vendite internazionali: IVA e considerazioni fiscali
Se stai pensando di espandere il tuo ecommerce oltre i confini europei, è importante comprendere le diverse tipologie di imposte e gli obblighi fiscali che si applicano alle vendite internazionali.
IVA (Imposta sul Valore Aggiunto)
A differenza dell'IVA italiana, che viene applicata solo sulla vendita finale, in molti Paesi l'IVA viene applicata in ogni fase della produzione e della distribuzione. Ogni azienda nella catena di fornitura:
- Paga l'IVA quando acquista materiali o prodotti
- Applica l'IVA quando vende i propri prodotti
- Dichiara la differenza al governo
Ad esempio, se vendi una maglietta nel Regno Unito:
- La acquisti dal tuo fornitore per £10 + £2 IVA (20%)
- La vendi al tuo cliente per £20 + £4 IVA (20%)
- Mantieni £10 di profitto, versi £2 di IVA al governo (£4 raccolte meno £2 pagate)
Le aliquote IVA variano in base all’area geografica. Ogni Paese stabilisce la propria aliquota:
- Unione Europea (UE): le aliquote variano tra il 17% e il 27%
- Regno Unito: 20%
- Australia: aliquota fissa del 10% (chiamata Goods and Services Tax)
Dovrai registrarti per l'IVA quando raggiungi la soglia di vendite di un Paese o gestisci un magazzino in un Paese che applica l'IVA.
Considerazioni fiscali transfrontaliere
Quando i tuoi prodotti attraversano i confini, sono soggetti a dazi di importazione. Si tratta di tasse applicate da un Paese per proteggere le imprese locali e generare entrate. L'importo varia in base a:
- Tipo e classificazione del prodotto
- Paese di origine
- Valore dichiarato
- Accordi commerciali tra Paesi
Ad esempio, spedire una borsa in pelle dagli Stati Uniti alla Francia potrebbe comportare dazi diversi rispetto alla spedizione della stessa borsa in Giappone, anche se il prezzo di vendita è identico.
Ogni Paese ha una soglia de minimis, un valore minimo sotto il quale non applicano dazi di importazione. Ecco alcuni esempi:
- UE: nessuna soglia
- Regno Unito: £135
- Canada: CAD 20
- Australia: AUD 1.000
Gli ordini sotto questi valori spesso passano la dogana più velocemente e comportano costi di elaborazione inferiori.
Obblighi sui marketplace internazionali
Quando vendi a livello internazionale attraverso marketplace online come Amazon, eBay o Alibaba, affronti obblighi fiscali unici. Questi adempimenti variano a seconda del marketplace e del Paese, ma comprenderli è importante per mantenere la conformità.
Molti Paesi ora richiedono ai marketplace online di gestire la raccolta e il versamento delle imposte per i venditori online. Tuttavia, queste leggi variano in base all’area geografica.
Unione Europea
- I marketplace devono raccogliere e versare l'IVA sulle vendite di importo inferiore a €150
- Il marketplace è considerato il "fornitore presunto" ai fini fiscali
- I venditori devono comunque tracciare le vendite per i propri obblighi IVA
- Si applicano regole speciali One Stop Shop (OSS) per le vendite sui marketplace
Regno Unito
- I marketplace gestiscono l'IVA per i venditori stranieri
- Si applicano regole diverse per le merci conservate in magazzini del Regno Unito
- I venditori devono mantenere i propri registri IVA
- Sono previsti requisiti speciali per le merci oltre £135
Australia e Nuova Zelanda
- I marketplace devono raccogliere la Goods and Services Tax (GST) sui beni di basso valore
- Esistono regole specifiche in base al tipo di prodotto
- Sono previsti obblighi specifici per i prodotti digitali
- I fornitori di marketplace gestiscono la raccolta delle imposte
Requisiti di registrazione fiscale per area geografica
Qualunque sia l’area geografica in cui vuoi iniziare a vendere, avvia il processo di registrazione il prima possibile. I tempi di elaborazione di queste domande possono essere di settimane o addirittura mesi, ed è meglio evitare di raggiungere una soglia di vendite ancor prima che la tua attività sia registrata correttamente.
Ecco i requisiti per area geografica.
Unione Europea (UE)
- Soglia di vendita a distanza: €10.000 in tutti i Paesi UE
- Una volta superata, è necessario registrarsi tramite il sistema One Stop Shop (OSS)
Regno Unito
- Le vendite superano £85.000 in qualsiasi periodo nell’arco di 12 mesi
- Stoccaggio dell’inventario in magazzini situati nel Regno Unito
- Vendita di beni del valore superiore a £135 direttamente ai consumatori del Regno Unito
Australia
- Registrazione per la GST raggiunta la soglia di AUD 75.000
- Obbligo di possedere un Australian Business Number (ABN)
Giappone
- Registrazione obbligatoria raggiunta la soglia di ¥10 milioni
- Spesso è necessario rivolgersi a un rappresentante fiscale locale
Cina
- Registrazione richiesta dalla prima vendita
- Requisiti diversi per provincia
- Obbligo di rivolgersi a un rappresentante fiscale locale
Canada
- Soglia di CAD 30.000 per GST/HST (Harmonized Sales Tax)
- Requisiti specifici in base alla provincia previsti dalla PST (Provincial Sales Tax)
- Regole diverse per i venditori non residenti
Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita
- Registrazione IVA obbligatoria al raggiungimento di soglie specifiche
- Obbligo di rivolgersi a un rappresentante fiscale
- Requisiti di documentazione speciali
Suggerimento: i requisiti fiscali internazionali cambiano frequentemente, ed è essenziale verificare le regole attuali quando si entra in nuovi mercati. Considera di lavorare con professionisti fiscali locali per registrazioni complesse.
Gestisci al meglio l'imposta sulle vendite ecommerce
Gestire accuratamente l'imposta sulle vendite ecommerce è fondamentale per la crescita e il successo della tua attività, indipendentemente se hai un ecommerce attivo in Italia o intendi espandere le vendite a livello internazionale. Conoscere le normative fiscali ti permette di evitare sanzioni e di ottimizzare la gestione delle imposte.
Automatizzare la gestione dell'IVA, monitorare le soglie di vendita intra-UE e consultare esperti fiscali sono passi essenziali per ridurre il carico amministrativo e concentrarti sulla crescita della tua attività.
Investire nella giusta strategia fiscale non solo protegge da rischi legali e multe, ma consente di offrire ai clienti un'esperienza di acquisto chiara e trasparente. Segui gli aggiornamenti sulle normative fiscali, sfrutta gli strumenti digitali per semplificare la gestione delle imposte e porta il tuo ecommerce al livello successivo.
Imposta sulle vendite ecommerce: domande frequenti
Qual è l'imposta sulle vendite ecommerce?
In Italia, l'imposta sulle vendite ecommerce corrisponde all'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto). Si applica sulla maggior parte delle transazioni con aliquote del 22%, 10% e 4%, a seconda della categoria merceologica. L'IVA è dovuta sia sulle vendite a privati (B2C) che a imprese (B2B), con il meccanismo del reverse charge per le vendite intra-UE tra aziende.
Quante tasse si pagano sulle vendite online?
Le imposte variano in base al regime fiscale adottato. Nel regime forfettario, si paga un'imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per i primi cinque anni), senza obbligo di applicare l'IVA. Nel regime ordinario, si applicano IRPEF a scaglioni progressivi, contributi INPS e l'IVA sulle vendite, che deve essere versata periodicamente. A queste si aggiungono eventuali tasse locali, come l'IRAP.
Quando devo dichiarare le vendite online?
L’obbligo di apertura della partita IVA scatta una volta superati i 5.000 euro annui di vendite. A questo punto le vendite non sono più considerate occasionali ma continuative, e vanno sempre dichiarate. I titolari di partita IVA devono presentare la dichiarazione annuale con il modello Redditi Persone Fisiche (forfettari) o il modello IVA (regime ordinario).
Qual è il regime fiscale più conveniente per un ecommerce?
Dipende dal fatturato e dai costi aziendali. Il regime forfettario è vantaggioso per chi ha ricavi fino a 85.000 euro e spese ridotte, grazie all'imposta sostitutiva e all'esenzione IVA. Il regime ordinario è più adatto a chi supera questa soglia o ha spese elevate, poiché consente di scaricare i costi aziendali e detrarre l'IVA sugli acquisti.
Come si gestisce l'IVA sulle vendite all’interno dell’UE e fuori dall'UE?
L'IVA sulle vendite online dipende dal luogo in cui si trova l'acquirente.
- Vendite in Italia: si applica l'aliquota IVA del 22% (o inferiore per beni soggetti a IVA agevolata).
- Vendite in UE: se il tuo ecommerce vende a privati in altri Paesi UE e supera i 10.000 euro annui di vendite intra-UE, devi registrarti al regime OSS e applicare l'IVA del Paese di destinazione. Se non superi questa soglia, puoi continuare ad applicare l'IVA italiana.
- Vendite extra-UE: sono generalmente esenti da IVA, ma i clienti potrebbero dover pagare dazi doganali e imposte di importazione.
Cosa succede se non dichiaro le vendite online?
L'omessa dichiarazione delle vendite è considerata evasione fiscale e può comportare sanzioni dal 120% al 240% dell'IVA evasa. Se l'importo non dichiarato supera i 100.000 euro, può configurarsi come reato penale, con il rischio di reclusione da 2 a 4 anni. Se regolarizzi spontaneamente la tua posizione con il ravvedimento operoso, le sanzioni si riducono.
Come funziona l'IVA nelle vendite internazionali?
Per le vendite internazionali, ogni Paese ha le proprie regole IVA. Nell'Unione Europea, devi registrarti al sistema OSS se superi €10.000 di vendite annue. Per altri Paesi come Regno Unito (soglia £85.000), Australia (AUD 75.000) o Canada (CAD 30.000), esistono soglie specifiche oltre le quali devi registrarti per l'IVA locale. I prodotti che attraversano i confini sono anche soggetti a dazi doganali, che variano in base al tipo di prodotto e al Paese di destinazione.





